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apr

Amori Segreti

scritto da Sergio , in: Senza categoria

Gli italiani scrivono in molti. Diciamo: Il numero di quelli che scrivono ( libri o anche sui muri ) è troppo vicino al numero di quelli che leggono. La radice del problema non sta nei molti che scrivono (muri a parte), bensì nei pochi che leggono. Anche se ci sono delle attenuanti. Molti, troppi dei libri scritti vanno al macero. Non solo quelli di ignoti esordienti, anche quelli di autori noti.  Libri che ogni noto presentatore televisivo non manca di presentare. Gente nota. Magari non tanto per lo stile di penna, ma che non perde l’occasione di scrivere un libro. Bravi, ma poi chi li legge?

E’ un problema di iperproduzione. Come ci sono le Quote Latte, ci vorrebbero le quote libri. E le relative multe U.E.  Le marce di protesta,non disponendo gli autori di trattori, le potrebbero fare con i “carrellini gran vecchia”. (Quelli con cui si va al supermercato ). Intendiamoci non leggere non sempre è un male. Prendiamo ad esempio: i libri dei politici. Ragazzi! Siam pazzi? Ma sfondo una porta aperta.  Remainders e bancarelle ne son pieni. Un’ altra soluzione potrebbe essere: Scrivere libri divertenti. Così che tutti leggano. Anche se ci sarebbe pur sempre qualche difficoltà a trovarli nel mucchio.

Dei romanzi che vanno al macero molti parlano di donne. Gli amori degli autori. Veri o presunti. Nelle storie narrate c’è un fondo di verità, corretto da una robusta dose di fantasia. Il ” ciò che è stato” sfuma dolcemente nel” come si sarebbe voluto che fosse”. In questa messe di letteratura romantica c’è una lacuna. Qui si cerca di colmarla. I proto amori. Vale a dire gli amori silenti, mai dichiarati. Tipo Dante per Beatrice. Sempre che, confesso la mia ignoranza, il Dante si sia fermato al Dolce StilNovo e con la Betrice non ci abbia mai fatto niente di concreto. Va da se: La dizione proto amori è benevola, in quanto lascia supporre, come fu nel mio caso, che in seguito qualche schifezza si sia pur fatta.

Ad integrazione del discorso sull’amore, per meglio leggere storie basate sui ricordi, è bene dire qualcosa su come funziona la memoria. Un po’ perché viene meglio, ma anche per vizio. Io parto sempre ab urbe condita.

Noi pensiamo di tirar fuori i ricordi quasi l’avessimo registrati su un DVD e quindi riaverli integri, immutati da allora. Forse in stato ipnotico o per stimolazione cerebrale diretta , sarebbe così. Ma non è cosi se volontariamente sollecitiamo un ricordo. In tal caso i ricordi risultano inconsciamente riprocessati per opera delle nuove esperienze ed associazioni emotive. In più sono influenzati dallo stato d’animo del momento in cui li risvegliamo alla memoria.

 

L’universo femminile, si schiude all’improvviso come un magico fiore sconosciuto, in un microcosmo fino a quel momento popolato solo da madri, nonne,  zie,  sorelle e cugine. Prima della mia prima ragazza, non avevo avuto nessuna con cui uscire, ma di amori segreti, vale a dire non dichiarati, qualcuno l’avevo avuto. Forse più di uno. Ognuno di noi ragazzi aveva il suo amore segreto, che tale era, sopratutto nei riguardi dell’oggetto amato, mentre per gli altri … lo sapevano tutti! Il mio amore segreto “ufficiale” era Marinella , cugina di Firpo.

Era una ragazza bruna e snella. Nella mia esaltazione amorosa, non la vedevo come era, ma me la figuravo come Rebecca, nella descrizione di Daphne Du Maurier: Capelli neri lisci,viso da angelo del Botticelli. Da grande fece la hostess,quando la categoria rappresentava un élite, ma non tollerava l’altitudine. Sposò un giornalista e poi divorziò. Tutto come da copione per un amore segreto first class. Un giorno, sempre della prima giovinezza, Firpo mi disse: Non è degna di te!  Il che, qualsivoglia cosa significasse, sembrava riflettere critiche e pettegolezzi, interni alla sfera parentale. Probabilmente Marinella d’uomini ne aveva parecchi, come del resto tutte le ragazze carine, mentre le sorelle del Firpo piuttosto pochi. Questa affermazione di Firpo mi lasciò freddo. A me piaceva molto, e lo status della nostra relazione mi consentiva di essere tollerante. E poi avevo un idea confusa su cosa fosse degno di me. La mia storia con Marinella è fatta di niente.

Una volta venne a stare in casa di Firpo, ospite per un periodo di convalescenza. ( poi ditemi che non fa Dickens!) Io a casa di Firpo ci svernavo. Mi chiese dei libri da leggere, giacchè la “bibliotechina di tutto un po’” del cugino Firpo (lui la chiamava così ), faceva veramente schifo. Se ne fosse disfatto in un colpo solo, avrebbe temporaneamente peggiorato la qualità media dell’immondizia urbana. Desideroso e preoccupato di fare bella figura, invece di scegliere il libro in base al contenuto, scelsi in base all’aspetto e stato di conservazione. Quindi le portai un libro nuovissimo, con bella rilegatura in tela e cartolina profumata per segnalibro. Ma di autore sconosciuto , e contenuto dubbio, una cosa cioè a livello della biblioteca di Firpo. Marinella non era certo un’intellettuale. Tuttavia io ce la misi tutta per presentarmi non solo come un ragazzo insignificante, ma anche spendendo male i miei meriti, come un mezzo analfabeta. A parziale mia discolpa devo dire:  i libri che mi erano cari erano impresentabili per usura, dovuta a lettura e riletture.

Nel periodo di carnevale facemmo una festa a casa mia, genere mascherata tragica. E, caso unico, venne anche Marinella. Ero al settimo cielo e vedevo in questo evento una grande occasione. Come il solito parodiavo uno scozzese . Camicia kaki militare, originariamente di Firpo, temporaneamente mia per prestito d’uso a lungo termine, kilt di mia sorella, stivali del padre di Firpo. Non ricordo altro e se ho rimosso, non è buon segno. C’era abbondanza di cow-boys casarecci e da strapazzo. Ma ricordo la botta di sfiga. Marinella vivace o esagitata, saputo da non so chi, dell’esistenza di una sorella minore di Sergio, che se ne stava tranquilla da qualche parte. (1) animata da importuno attivismo irruppe nella sua stanza con un grembiulino ed una crestina, imponendo partecipazione e personaggio. ” Questo è il costume” vieni a ballare!” Mia sorella peraltro già abbastanza complessata di suo,reagì male all’irruzione di questa sconosciuta, per di più attraente, che gli stava dando implicitamente della colf. Allontanò Marinella con scarse formalità. (2) Oltre a non gradire la compagnia dei miei amici , penso che la sister considerasse ogni ruolo inferiore a principessa, come unvero e proprio insulto. Ancora oggi, se nelle mie rimembranze proustiane, mi accade di ricordare Marinella, mia sorella afferma con convinzione: “ era una stronza!”

Volendo a tutti i costi cercare qualcosa di giallo in questa storia, che di giallo non ha nulla, al massimo ha qualcosa di tragico, mi viene in mente l’identikit della ragazza “no chances”. Tanti anni dopo i fatti narrati, allorchè ebbi accumulato un numero di successi ed insuccessi con le ragazze, tale da consentire un minimo di statistica, mi inventai il profilo cioè l’identikit della ragazza con cui non avevo chances di successo.Il buffo era che gli elementi del profilo erano meramente fisiognomici altezza, colore occhi, colore capelli,  etc ( roba da carta d’identità e non magari connotati più sostanziali come:  un culo da sballo, due tette meravigliose, etc.).

In tutti i modi sembrerebbe più ragionevole pensare ci possa essere un determinato tipo psichico di donna (e non fisico) con il quale non ho chance di successo. Che poi a questo tipo psichico, corrisponda un dato tipo fisico, potrebbe discendere da un certo grado di dipendenza tra psiche e soma. Ma esistono altre possibilità: Mera coincidenza , una menata o più probabilmente: tutta una stronzata.

Firpo di amori segreti ne aveva quanto me, anzi di più. Andavano, venivano, tutti ugualmente vuoti di relazione e puro moto della fantasia. Il primo ricordo risale a quando giocavamo con i fucili a piumini. La prescelta si chiamava Renata e viveva nella casa con giardino, limitrofo a quello di Firpo. Io non l’avevo mai vista e neanche Firpo mi aveva detto granché. Un giorno mi trovai in un ruolo inusuale. Avevo circa tredici anni e soffrivo di asma bronchiale. Correre a perdifiato per ore, come gli altri bambini non mi si addiceva. Eppure stavo correndo nel Parco Virgiliano (oggi Parco Nemorense ) Ero stato coinvolto nei giochi capeggiati da una bella, ma veramente bella bambina.Grandi occhi azzurri, grosse treccebiondo svedese. Una meraviglia. Me ne innamorai perdutamente. D’altra parte, nel suo abbandonarsi completamente a giochi scalmanati con una masnada di pipilletti, mi era sembrato di aver destato interesse e sguardi diversi da quelli per gli altri bambini, con le tre o quattro cose dette in merito al gioco. Nei giochi la mia inventiva era fertile. A sera si fece accompagnare e quando la lasciai sulla porta di casa volle sapere il mio nome e mi disse il suo: Renata. Quando vidi la casa, compresi chi era. Era la Renata di Firpo, la figlia del generale! Provavo sentimenti conflittuali., poichè era l’amore del mio amico del cuore. Avviandomi a casa, mi sembrava così assurdo: Io avevo giocato con Renata un intero pomeriggio, mentre Firpo in concreto non le aveva mai rivolto la parola. Mi sembrava ingiusto. Nel tempo a venire non mi sono mai confidato con lui su questo episodio, temendo di ferirlo. Anche se in genere tra noi, non eravamo tanto delicati.

Un altro amore segreto di Firpo, fu una certa Sonia Coppola. Non cercatela su Facebook, non la trovereste. Una bella ragazza bruna, napoletana, un po’ pienotta. L’aveva conosciuta a Monte Sacro,dove abitavano gli zii di Firpo: Zio Temistocle, fratello della mamma,con la zia e tre figli: Marinella e due maschi. Gianni era il maggiore. Sonia faceva parte di un gruppo di ragazzi del quartiere, amici di Gianni. Quel giorno andammo in bicicletta a Monte Sacro a trovare Gianni. Scopo non dichiarato, rivedere e farmi vedere Sonia. Alla metà di maggio a Monte Sacro,che allora si chiamava Città Giardino, l’aria era piena di profumi.Era un quartiere di villette, due o tre appartamenti al massimo e tutt’attorno giardini. Pini,cipressi, tuje, edera, mimose, alloro e fiori. Il vento del mare spazzolava le rose rampicanti, i gelsomini, i glicini e le viole. Anche i tigli cominciavano a fiorire. Gianni era molto simpatico, uno spirito poliedrico, dalle mille attività ed interessi. Di preferenza extra scolastici, per cui, da lungo tempo, era studente fuori corso d’ Ingegneria. .Appena arrivati, Gianni ci presentò un suo amico, un certo Roberto. Anzi, andammo a casa sua.Roberto era un grosso ragazzone di pelo rosso. Grosso nel senso di grande e sovrappeso. Aveva tante cose belle per uno della mia età in un tempo in cui non girava una lira. Era appassionato di armi da fuoco. Poi andammo ad ammirare Sonia. Quando fummo nel gruppo degli amici di Gianni, l’accoglienza non fu delle più calorose. Tutti si comportavano come se non ci fossimo. Ci guardavano attraverso e d’altronde era logico. Dopotutto eravamo degli sconosciuti. Restammo un certo tempo a darci un contegno come due baccalà.  Forse Firpo si beava della vista di Sonia, ma io mi scocciavo da matti. Lei, improvvisamente si eclissò con un certo Attilio. Un paio di ragazze cominciarono a parlare tra di loro, con uno di quei cripto linguaggi fessi, talvolta usati dai ragazzini, all’epoca. Non era però difficile capire quello che dicevano. Una ragazza disse all’altra: Sofonifiafa èfè ifinnafamoforafatafa difi Afattifilifiofo! (3)  “Andiamo bene!” pensai tra me, ma non ero il solo ad aver capito l’antifona. Ce ne tornammo a casa con le pive nel sacco e con Firpo incazzato nero. Eppure, magia dei ricordi, se oggi mi capita di risentire qualcuno di quei profumi, mai dimenticati, volo come Superman a Monte Sacro a rimirare come un babbeo, con l’anima di Firpo, il fantasma di Sonia Coppola.

Anche dopo il primo, il secondo e magari il terzo amore con ragazze con cui ci fu corrispondenza di amorosi sensi, qualche amore silente continuò ad esserci. Se all’inzio c’era stata la ricerca dell’amore, poi ci fu quella della donna ideale. Sempre come fenomeno di gruppo. Successe che mi innamorai sul filobus,, da Termini a piazza Acilia. Lei scese a piazza Buenos Aires (piazza Quadrata ). Ed io dietro. Così vidi dove abitava. La cosa rimase lì e mi costò la scarpinata da piazza Quadrata a piazza Acilia.  Dopo un certo tempo dal colpo di fulmine, tempo ingannato studiando chimica, mi capitò fra le mani una rivista, forse un  fotoromanzo. Nella rubrica delle starlettes, mi sembrò di riconoscerla. Si chiamava Patrizia Mari. Dal poco detto nel trafiletto pareva non avesse fatto ancora niente di notevole, ma ci sperava.  Ritagliai la foto del giornale e la portai per un certo tempo nel portafoglio. In retrospettiva, sulla correttezza di quel riconoscimento, non avrei scommesso neanche una delle vecchie lire. Il contatto era stato breve ed io non avevo mai avuto una buona memoria fotografica.

Il secondo amore silente della giovinezza, fu un tantino meno virtuale, ma di poco. ( disse Mezzanotte ad un suo immaginario uditorio).

Questa volta mi innamorai nel mio quartiere,vicino casa. Con un abile ricerca, di lei riuscii a sapere indirizzo e nome: Maria Carla. Le scrissi una dopo l’altra tre lettere amorose anonime. Tre vomitevoli capolavori di romanticismo retorico o di retorica romantica. Anche se con lei mai mi palesai, non fu totalmente una fatica letteraria a vuoto. (Mi fossi fatto conoscere , non sarebbe stato un amore silente del genere qui narrato. Nel peggiore dei casi sarebbe stata: un andata in bianco.) Non fu a vuoto  perchè le utilizzai in successione con le mie tre fidanzate storiche, nell’ordine di comparizione. Non sono affatto cinico, i sentimenti furono sempre sinceri.  Anche uno dei miei migliori amici, di non facile penna le gradì e le inviò a suo nome, alla sua bella. Che lo conosceva sì, ma non abbastanza. Tra me e Maria Carla non ci fu mai alcun contatto diretto, però esisteva una liaison, una conoscenza comune. Si trattava di un tizio, più vecchio di me,che si professava cantante. Nè allora, ne adesso ho mai conosciuto cantanti, veri o sedicenti. Quindi lui era l’unico. Era un soggetto sempre un po’ sopra le righe, facile ai gesti plateali ed ad intonar arie, anche non richieste. Al minimo calo della temperatura atmosferica, raggiungeva gli amici al bar, con un foulard al collo. Un giorno,per accidente, il discorso cadde su Maria Carla, lui disse: ” Mi ha chiesto  se sono io a scrivergli delle lettere.”  Capii che era ora di smettere e la feci finita lì.  Più che una passione fu un fatto letterario.

Note :  (1) Si faceva i cazzi suoi, (2) La mandò a fanculo (3)  Sonia è innamorata di Attilio.

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