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Riflessione sul giallo

scritto da Sergio , in: Giallo

(Una chiacchierata sui libri gialli più appassionanti. Non intendiamo vendervi alcunché. Rilassatevi)

 

Sommario.

L’autore mette in luce, tra i tanti, il particolare tipo di giallo ad enigma, strutturato, nel racconto, in modo da consentire al lettore, di partecipare all’indagine dell’investigatore.

 

Secondo l’autore questo tipo di giallo è diventato molto raro.

Il punto di partenza, la riflessione basilare è:

 

Le cose belle della vita non sono poi tante. Soprattutto nei momenti in cui ti manca una compagnia piacevole.

Se il tuo cellulare trilla di continuo, tra chiamate e sms, se non sai a chi dare il resto, lascia perdere: Rispondi al cellulare.

Se invece sei solo come un cane, ti senti giù e avresti tanto bisogno di tirarti su, in queste circostanze un libro può essere una grande risorsa.

Il suo maggior pregio è la capacità di rimuoverti temporaneamente dalla tua vita presente per trasferirti in una dimensione di fantasia, piacevole o in ogni modo diversa.

Non stiamo quindi parlando del libro per erudire o informare, ma del libro veicolo di fantasia.

Il libro funziona quando ti porta ad immedesimarti. Però va detto: Alcuni, piuttosto che immedesimarsi, preferiscono riconoscersi. Se sono sfigati, amano leggere di protagonisti sfigati.

 

Non io. Né come lettore, né come scrittore.

 

Se un libro ti offre un filo di speranza, una favola, un gioco, per me è da preferirsi a quelli che realisticamente ti illustrano i mali del mondo. Poiché già li conosci benissimo e ti affliggono. Specialmente se sei giù di corda. Poi, quando sei tornato in palle, affronti qualcosa di forte

Purché tu non sia quel tipo, che nell’ambascia, ci vuole inzuppare il pane.

Un’altra delle mie strambe opinioni personali fa del libro giallo un veicolo di fantasia più veloce ed efficiente di altri tipi di libri.

 

Ma i gusti sono disparati.

 

Poi, normalmente, sull’onda dei gusti personali, diversi perché derivati imperscrutabili del proprio vissuto, si abbatte il maroso della critica ortodossa.

Questa pretende di additarti la verità assoluta. Spesso invece persegue interessi di parte, commerciali e no.

Il giallo non è mai stato accettato in pieno nel genere letterario a dispetto delle sue mostruose tirature, o forse proprio per quelle. Anche se poi in esso, si sono cimentati: filosofi, poeti, scienziati, storici, economisti, critici, cantanti, biologi, magistrati, sceneggiatori, chimici, pensionati ed altri. Attratti dalle tirature.

A questo proposito, qualche tempo fa, un giornalista del Corriere della Sera, Ulderico Munzi, celebrava questa verità riportando che per il centenario della nascita di Georges Simenon, l’autore era stato assunto nel Parnaso dell’editoria francese, La Pleiade, ma non i libri del commissario Maigret. In altre parole, non i gialli, che a Simenon hanno dato diffusione mondiale e celebrità.

 

È come dire: Se un libro piace veramente, dal punto di vista letterario non può essere un granché.

 

Secondo voi quanti sono in Italia i lettori di gialli? Pochi? Tanti?

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Se si considera il numero di gialli recenti proposti in libreria, dovrebbero essere tanti. Personalmente, ne conosco pochissimi. È anche vero: Conosco pochissima gente che legge.

 

Ripeto spesso: I lettori sono una specie in via di estinzione. O meglio di mutazione, in quanto i lettori, ma anche i non lettori, si stanno trasformando in scrittori. Ovviamente nessuno li legge!

Se i lettori del giallo in genere, fossero pochi, quelli del giallo classico o giallo ad enigma, dovrebbero essere ancor meno, decisamente meno. Poiché questo sottogenere, presentando una certa complessità di lettura, può procurare il mal di testa ad un lettore dilettante.

Il giallo ad enigma è un avventura del pensiero, al contrario di tutti i sottogeneri narranti storie d’azione. Perciò inevitabilmente attrae soltanto un certo genere di lettore a cui piace il gioco mentale.

D’altra parte se indaghiamo sui gusti dei giovani lettori di gialli, tramite i blog o i “forum” dedicati al giallo, non emerge una preferenza per un sottogenere definito: Hard boiled, noirs, legal thriller, serial killer, historical thriller, c’è posto per tutti.

 

Secondo me, e non solo, non è detto che il giallo debba necessariamente essere realistico. Se è esclusivamente realistico è cronaca nera.

 

Piuttosto deve essere intelligente, rispettare la logica e per il resto dare corso alla fantasia. Comunque il requisito fondamentale è che risulti divertente, appassionante. Quantomeno per i lettori amanti del genere. Chi non si emoziona per eventi misteriosi, non dovrebbe leggere libri gialli. Viceversa, chi si emoziona, ma normalmente legge soltanto l’elenco telefonico e qualche volta, il manuale del cellulare, sappia di avere un vantaggio. Non ha gusti precostituiti. Questi molto spesso sono una palla al piede, perché ti costringono a leggere sempre le solite cose. Così, sprovvisto di handicap, potrebbe appassionarsi al giallo ad enigma.

 

Tra i tanti tipi di giallo, quello ad enigma è il giallo puro, classico, il più sofisticato. È strutturato su tre momenti:

Il Mistero, di solito uno o più delitti, di cui non si conosce l’autore, né si conoscerà fino alla fine del libro.

 

L’Indagine, rappresenta la parte prevalente del romanzo.

La Soluzione, tutto viene spiegato secondo i criteri della logica.

Tutto ciò che si discosta da questo schema, non è giallo ad enigma.

Risulta implicito nello schema:

 

Il colpevole non è esplicitamente noto, né è evidente chi sia: Altrimenti dove è il mistero?

 

L’indagine può essere movimentata quanto si vuole, ma rimane pur sempre un’ indagine.

 

La soluzione deve spiegare tutto, secondo i criteri della logica. Non sono ammessi interventi sovrannaturali o paranormali. La scoperta del colpevole tramite seduta spiritica, induce il vomito nel lettore.

Ogni sforzo di fantasia, ogni colpo di scena, ogni trucco è lecito, purché nel rispetto di questo schema.

 

Questo è il discorso dei requisiti minimi. Poi ovviamente si valuta la qualità o l’eccellenza, dipendente dall’intelligenza, l’innovazione e la fantasia.

Tutto a prescindere dalla qualità letteraria dell’opera, bensì facendo riferimento all’aspetto meramente tecnico, della struttura narrativa del giallo.

Sulla qualità letteraria dell’opera c’è poco da dire. C’è o non c’è. Ma ci può essere, come per qualsiasi altro prodotto dell’ingegno umano. Non penso che un romanzo debba necessariamente essere una rottura di coglioni poco comprensibile, per essere un capolavoro.

 

Che cosa si aspetta un lettore da un giallo ad enigma? Cha cosa si aspetti un lettore generico non lo so. Posso rispondere soltanto su ciò che mi aspetto io, se lettore. Tre cose: Un avvincente atmosfera di mistero, un sorprendente colpo di scena finale e la possibilità di partecipare al gioco dell’indagine

 

Dei gialli ad enigma una volta l’editore sottotitolava: ‹‹ Un libro che non vi farà dormire!›› Il lettore affascinato è insonne e non può smettere di leggere fino alla soluzione del mistero. Oggigiorno più di qualche casa editrice, sforna spesso volumi ad effetto decisamente soporifero.

 

Nel film “Hellzapopping”, di Henry C.Potter, con Mischa Auer e Ole Olsen del 1941, ‹‹ il lettore di libri gialli›› è rappresentato come un personaggio avviticchiato, in alto, su un lampione stradale acceso, che legge un libro, alla luce del medesimo, in una notte buia. Immagine comica, ma espressiva della fascinazione del lettore.

 

Pensate che la stessa iconografia possa, con realismo, parimenti illustrare il lettore medio, immerso nella lettura dei più celebrati capolavori della letteratura, dall’Ulisse di Joyce ai Buddenbrook di Thomas Mann?

 

Certo. Perché no? Basta un po’ di immaginazione.

 

Mi aspetto che l’autore abbia saputo creare una suggestiva atmosfera. Un delitto misterioso in un sonnolento condominio borghese del Trieste Salario, crea più atmosfera, dello stesso crimine commesso in un castello gotico della Transilvania, rischiarato dai fulmini, contro alberi scheletriti.

 

Sul voler creare un ambientazione di qualche interesse, gli autori non si risparmiano. A parte l’ambientazione, storica o storico-religiosa, tanto comune da costituire un sottogenere, quasi tutti hanno ormai adottato uno sfondo peculiare d’ambiente: il mondo degli stampatori e dei libri rari, il mondo degli antiquari, l’alta moda, le gare di sci, la vita di un commissariato, eccetera.

 

Ci sono poi coloro che per sfondo, adottano le problematiche sociali.

 

Questi io li trovo in assoluto, i più pallosi. Ma io non faccio testo! Personalmente ho sempre fatto una distinzione netta tra il libro che insegna o informa ed il libro che diverte. Da leggere in momenti e con stati d’animo diversi. Se il primo, risulta anche divertente, certo non guasta, purché abbia al contempo l’impegno, la competenza e lo spessore di un saggio. Per me, affrontare una problematica sociale sul piano aneddotico, non informa e neanche diverte.

 

Per quanto concerne la seconda aspettativa: Il colpo di scena finale, che sorprenda il lettore, non c’è dubbio: Gli autori ci provano tutti, in tutti i sottogeneri del giallo. Se poi ci riescono è un altro discorso. Oramai si è scritto di tutto.

 

La terza aspettativa e non di minor conto, è il gioco. Se è presente e piace, difficilmente altri tipi di libri, offrono un pari divertimento.

 

È il gioco di partecipare all’indagine. Vale a dire, pervenire ad una possibile soluzione considerando, opportunamente gli indizi contenuti nel corso della narrazione. Il lettore amante del gioco intellettuale trova proprio nella partecipazione all’indagine, la maggiore gratificazione offerta dal giallo ad enigma.

 

L’accusa più comune rivolta ai libri che consentono la partecipazione del lettore, da chi non li apprezza, è che trattasi di giochetti da giornaletto di enigmistica. Dipende dal libro. Non è così se questo si articola su caratteri e psicologie umane, ben raccontate. Soprattutto se poi piace a milioni di lettori

 

Va detto subito: Statisticamente, l’aspettativa che più frequentemente va delusa, è proprio quella del gioco. ( Quindi i detrattori non si devono preoccupare!)

 

Che un giallo ad enigma, offra al lettore la possibilità di partecipare all’indagine, non è un fatto casuale.

 

Poiché ogni narrazione non può essere totalmente priva di indizi, qualcuno potrebbe pensare che qualsiasi giallo offra questa possibilità.

 

Il lettore si mette di buzzo buono, si applica, si spreme e scopre la verità, come l’investigatore del libro. Le cose non stanno così!

In generale, in un giallo qualunque, il lettore, al massimo, può tirare ad indovinare..

 

Il “gioco” vero va progettato e realizzato dall’autore. Le prove, gli indizi devono essere creati, disseminati ed occultati nel mucchio dei non-indizi.

È un gioco sottile tra autore e lettore, giocato sul filo del: Te lo avevo detto, ma non ci hai fatto caso!

 

Costruire il “gioco”, in un giallo ad enigma è la più grossa fatica affrontata dal suo autore. Se dici troppo si capisce subito e non c’è gusto. Se dici meno del necessario, non c’è fair play.

 

Il maggior numero di gialli ad enigma, con il “gioco”, sono stati scritti tra le due guerre mondiali.

 

Agatha Christie, Ellery Queen, S.S.Van Dine, e pochi altri, hanno espresso il meglio del genere, con il più alto numero di opere conformi ai requisiti indicati.

 

È significativo che Conan Doyle, creatore di Sherloch Holmes, assurto oggi a paradigma di demiurgo dell’indagine indiziaria, in realtà non offre al lettore la possibilità di parteciparvi, ma soltanto quella di lasciarsela raccontare. Il “ gioco” è un’ evoluzione posteriore, nel percorso del racconto giallo..

 

Se prescindiamo dai classici dell’epoca d’oro del giallo ad enigma, in seguito, quanto spesso il mercato editoriale italiano ha offerto gialli aventi una struttura narrativa adeguata alla partecipazione del lettore?

 

Non pretendo di aver letto tutti i gialli pubblicati in Italia negli ultimi cinquant’anni, ma certamente ne ho letti molti.

 

Sicuramente ho letto tutti quelli i cui gli autori venivano etichettati come:

La nuova Agatha Christie.

 

Usando gli stessi metodi statistici dei sondaggi politici, disponendo di un campione esaminato, ben rappresentativo sul totale dei casi, possiamo ragionevolmente affermare: Sono stati assai pochi.

 

Poiché un esempio è più efficace di cento chiacchiere, citerò due titoli tra i pochi:

 

“ La donna della domenica” di Fruttero e Lucentini.

 

“ Un delitto fatto in casa “ di Gianni Farinetti.

 

Due splendidi gialli con il “gioco “. Autori italiani, in un genere in cui gli italiani sono sicuramente una minoranza.

 

Allorché acquistate in libreria un giallo, e ne volete uno con il gioco, vi trovate più o meno nella stessa condizione di quando siete al supermercato e volete acquistare una buona bottiglia di vino, (ma non qualcosa che già conoscete). Non ci sono garanzie. Anche se spendete parecchio, è possibile che acquistiate una bufala a caro prezzo. Anche perché il prezzo non è sempre garanzia di buona qualità e men che meno, di gradimento, in accordo con i vostri gusti.

Però parlando di gialli, c’è un caso in cui la disponibilità del “gioco”, non può dare adito a dubbi. È un caso raro, ma esistente. Quando l’autore lo dichiara esplicitamente, tramite una breve metacomunicazione con i lettori.. È nota come: La sfida al lettore. Per quanto mi risulta ciò accade soltanto in qualche romanzo di Ellery Queen. E questo per me la dice lunga sulla diffusione del “gioco”..

 

Al di là del concetto di sfida, in quanto è ovvio che l’autore preferisce che il lettore, anche se con qualche difficoltà, alla fine abbia successo nel gioco, il cartello, è importante perché fornisce due informazioni essenziali.

 

La prima: Il libro sicuramente consente il gioco: Lo garantisce l’autore.

La seconda: La posizione nel libro della Sfida a lettore, segnala a quale punto il lettore si deve fermare e cominciare a riflettere, se vuole giocare. Se leggesse oltre, troverebbe la soluzione e perderebbe l’opportunità.

Fin’ora ho espresso il concetto della partecipazione del lettore all’indagine ed il divertimento che ne consegue, con il termine:”gioco”.

 

Potrebbe risultare fuorviante e riduttivo. Dovrebbe essere evidente, che in realtà trattasi di una forma di gradimento intellettuale, non dissimile per certi aspetti, da quello fornito da una bella prosa.

 

Al di là del suo aspetto ludico, un bel giallo ad enigma può arrivare ad affascinare un ricercatore, un filosofo o uno scienziato, dotati di fantasia, quando costituisce un caso rigoroso, ma al tempo stesso dilettevole, di metodo abduttivo.Sono stupito di non aver mai trovato menzione di questa, a mio avviso sostanziale discriminante tra i gialli ad enigma, (Gioco si – gioco no), in nessuna delle numerose trattazioni e Storie del giallo.

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