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mag

Un libro da leggere

scritto da Sergio , in: libri

Per chi tiene un sito od un blog sul web, correlato magari alla lontana con qualche genere letterario, consigliare libri da leggere, potrebbe essere un obbligo morale. Non intendo sottrarmici.

Questo è un sito sul giallo. Eventuali visitatori si aspetteranno consigli per un libro giallo.

Però due gialli che considero belli, li ho già raccomandati, come sa chi ha visitato il sito con attenzione.

Ora, mi ritengo libero di consigliare un libro come mi pare e piace, senza vincoli di genere. Anche se a ben guardare…

Premetto una precisazione fondamentale. All’origine l’URL di questo sito doveva essere: gialloeviolabookfan.eu

Per errore è diventato: gialloeviolabookfun.eu

Avrei potuto correggere, però mi resi conto che l’errore non era venuto per nuocere, anzi rendeva assai meglio lo spirito del sito.

Ovvero più che un luogo per appassionati, fanatici e tifosi del giallo, uno per lettori non ancora indottrinati e soltanto desiderosi di trarre da un libro una qualche forma di divertimento. Magari un supporto per accettare una realtà che non piace.

“Detto questo”, ( come ormai dicono  quasi tutti e perciò sarebbe preferibile non dirlo), eccovi il libro in questione:

-   “ I ferri del mestiere” di Fruttero e Lucentini.  Einaudi Tascabili. (2004)

Non sono un critico letterario, (lo dico con un certo orgoglio), tuttavia mi sento di consigliare questo libro.

Spaziando tra generi letterari diversi, dalla fantascienza alle storie di guerra, alla ghost-story, ecc, può incontrare gusti disparati ed essere utile a chi intende scrivere.

Il libro è definito dal suo curatore (Domenico Scarpa) “un manuale involontario di scrittura creativa con esercizi svolti.”.

In effetti, il sodalizio letterario fra Carlo Fruttero e Franco Lucentini, ambedue torinesi, nell’arco della seconda metà del secolo ventesimo ha svolto una serie variegata di attività editoriali: La cura dei romanzi di Urania, le Antologie della fantascienza e alcuni gialli molto fortunati. Dal loro vasto lavoro sono stati  raccolti brani che costituiscono esercizi nelle tecniche di scrittura: il dialogo, la parodia, la traduzione.

Ad esempio sul poliziesco, che è quella robaccia che io scrivo, c’è un autoconsiglio, che si danno i due autori e che a me calza a pennello:

“ Dobbiamo però aggiornarci circa le ultime tendenze del ‹‹ genere››, che abbiamo perso di vista per un po’ ”.

 C’è anche altro sul giallo, ma io preferisco i capitoli sui “fumetti” e sulla “traduzione di testi”.

Fruttero e Lucentini curarono per Einaudi, due libri molto belli:

-         Le meraviglie del possibile. Antologia della Fantascienza. (1959)

-         Il secondo libro della fantascienza. Le meraviglie del possibile. (1961)

A casa mia questi due libri stavano nella libreria, tra Leopardi e Via col Vento.

Ma, come dice Carlo Fruttero, la fantascienza ”attira alla prima occhiata certe persone e ne respinge violentemente altre.”.

Io, pur apprezzando i due libri, appartengo alla seconda categoria e non ne sono stato mai attratto.

Guarda caso, Fruttero e Lucentini hanno  anche scritto uno dei pochi gialli

moderni, che mi sento di raccomandare. ( e l’ho fatto!)

Entusiasta della Donna della Domenica (ottimo), mi sono in seguito sciroppato:  A che punto è la notte?  ( buono)

Poi Enigma in luogo di mare, ed ancora Il Palio delle Contrade Morte, mentre l’entusiasmo si andava via via raffreddando, fino all’Amante senza fissa dimora, con il quale mi accorsi che non era il mio genere. Questo per il convincimento a volte effimero che cavallo vincente non si cambia.

Parlo ovviamente da giallista ed esprimo solo pareri personali sulla soddisfazione ricevuta da questi libri come gialli o presunti tali.

Sul piano letterario possono anche essere dei capolavori che surclassano l’Ulisses di Joyce.

Di questo libro  ( I ferri del mestiere ), mi ha gratificato lo scoprirvi un certo grado d’insospettata affinità spirituale.

Ho sempre percepito come mio limite una dose d’irriverenza goliardica.

Con piacere ho letto che gli autori non criticano, anzi apprezzano questa caratteristica linguistica, foriera di “dare a ciascuno una durevole sensibilità lessicale, che significa anche:  igiene mentale, resistenza al fumo dogmatico, concretezza, abitudine a guardare le cose da diversi punti di vista.”

Spero che la mia irriverenza goliardica si sia raffinata abbastanza o lo diventi in futuro, si da perseguire questi obbiettivi.

Molte altre cose mi sono piaciute. Allorchè ne I Dannati dello scoop letterario, tra “le cose stimolanti, deliziose, bizzarre, raffinate,…( sic, non sono aggettivi miei. Io sto tentando di farne a meno!), i suddetti dannati (cronisti della terza pagina) “ricorrono a qualunque mezzo per mettere le mani sul revival di Gianbattista Vico  o su I sonetti segreti di Don Bosco”, non ho saputo frenare un singulto d’invidia mista ad ammirazione.

Quasi attrazione fisica.

Analoga fratellanza in fieri ha prodotto il loro commento su quei “ documentari di suprema bellezza plastica”  che sono adorati visceralmente da mia moglie, e che risultano indispensabili per definire con approccio scientifico, i vertici supremi della pallosità.

Ma c’è di più. Questo libro ha contribuito a chiarire un mistero che mi ossessionava da anni. E come sapete io, per i misteri ho una fissa.

Ero un consumatore costante di gialli. Di norma li acquistavo all’edicola sotto casa, qualche volta in quelle su rotelle, che spostandosi sulle banchine ferroviarie, consentivano di comprarti un libro per il viaggio, anche pochi nanosecondi prima della partenza del treno.

Poiché il fattore economico non era marginale, spesso mi rifornivo nelle librerie antiquarie open space, vale a dire le bancarelle dell’usato. La preferita stava in Viale Liegi, non lontano da quella sala cinematografica che allora si chiamava Excelsior.

Consumatore sì, ma non di tutto. Dopo un po’, compravo sempre e solo i soliti autori. E mi domandavo: ‹‹ Come è possibile che la qualità dei gialli  è così discontinua?››

Ad ogni delusione mi dicevo: Ho gusti definiti, particolari. Se non sempre sono soddisfatto pazienza, mi devo accontentare. E tentavo generi diversi come la Chimica Macromolecolare e l’Elettrochimica.

L’ennesima prova di autore diverso, a dirla con F.& L.“ aveva lasciato su di me soltanto una bava di densissima noia”.

Leggevo soprattutto in treno durante il pendolare, per un minimo di due ore quotidiane, tra casa e bottega. E spesso la testa mi crollava sulla pagina, vinto dal sonno sia che fosse Elettrochimica o l’ultimo giallo..

Mi sentivo come uno che preferiva le Nazionali Esportazione e venivo assalito dal dubbio di essere un lettore dai gusti assolutamente in controtendenza, pertanto trascurato dall’editore, che doveva soddisfare i grandi numeri.

Però i fatti non tornavano. Poiché i libri che mi erano piaciuti, venivano periodicamente ristampati fino alla nausea o riciclati in collane satellitari dai nomi fantasiosi:

-         I Capolavori del Giallo.

-         I Classici del Giallo.

-         La créme de la créme del Giallo.

-         I Gialli con le palle.

-         Etc.

No. Qui un mistero c’era!

Eppure la verità mi stava lì, sotto gli occhi, e forse proprio per quello, come nella Lettera Rubata di Edgar Allan Poe, io non la vedevo. Stava in quelle semplici parole ripetute in ogni copia:

Pubblicazione Quindicinale o peggio Pubblicazione settimanale.

Ora F. & L. mi hanno aperto gli occhi su una verità tanto semplice. ( alla quale, porca vacca, sarei potuto arrivare da solo!)

“ Trovare ventisei romanzi all’anno, non era facile! Figuratevi cinquantadue! Non mi dilungo. Leggetevi il libro. È divertente.

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