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14
set

Il gatto che non abbaiò.

scritto da Sergio , in: Senza categoria

” Bellino, bellino, prendiamocelo, prendiamocelo!” disse il ragionier Ernesto, allorchè Graziella Iaria, ” la calabrese”, fece il suo ingresso nella vecchia casa accarrozzandosi un gatto. (O meglio: una gatta!)

Ernesto aveva sempre detto di desiderare un gatto, e tutti gli avevamo creduto: “The importance to be Ernest!”  Ma sulla convivenza  nutriva illusioni basate su una fondamentale inesperienza: Vedeva solo il lato romantico. La realtà fu più cruda.

Al ragioniere non erano mancate le avventure. Si era fatta la prima guerra, cominciando come sottotenente di complemento nel nono reggimento fanteria, della brigata Regina. Quando salì sul treno che andava al confine, la banda dell’Esercito suonava:

“Ohi vita, ohi vita mia

ohi core de chistu core,

si stata o primme ammore

o primme  e l’ultimo sarai pe me!

Ridendo e scherzando si era fatto tutte e dodici le battaglie dell’ Isonzo. Rimediò anche una ferita da scheggia, (con pesanti conseguenze postume ),  una croce di guerra ed una medaglia di bronzo, che, dopo morto, ritrovai in un cassetto. Il nastro tricolore si era ingiallito! Ma non rimediò mai alcuna pensione, dimostrando che la patria non è un fiume per il suo popolo.

Nella seconda (guerra) era come la Cinquetti: “Non aveva l’età.” Ma si divertì lo stesso. Rifiutando di andare al nord con la repubblica, fu costretto a tornare al sud, al suo ufficio d’origine : Latina: ( allora Littoria). Moglie e figli a Roma.

Sbarco ad Anzio. Su Latina (sempre Littoria ):  Bombe,  granate,  cannonate, con aerei , cannoni, obici, mortai. Peggio che sull’Isonzo. Ciònonostante, quando il tempo lo concesse, tornò a casa a fette, con una marcia di aggiramento attraverso i Monti Lepini. Si gettava nei fossi, quando gli amichevoli aerei alleati scendevano a bassa quota a mitragliare i rari viandanti, per le strade delle montagne.

Lo vedemmo arrivare  magro, abbronzato, ringiovanito. Una coperta arrotolata ad armacollo, cappellaccio di feltro, (non da puffo!), tascapane e borraccia militare, piena di vino niente male: Rosso di Cori. Alla lontana, nel suo look c’era qualcosa di Gary Cooper, in ” Per chi suona la campana.”  Non aveva con se nulla di acquistato, tranne forse il vino il pane e il pecorino.Tutto ciò che non era già suo dei suoi scarsi averi, era stato conquistato sul campo. (Già allora gli acquisti erano depressi. La Confcommercio si lamentava.)

Ma torniamo alla gatta. Iniziò il soggiorno vomitando una palla di vermi. Il sentore di piscia di gatto, uno dei più penetranti tra gli odori, si aggiunse ai molti preesistenti nella vecchia casa. Per Ernesto ormai era il periodo del riposo del guerriero e cercava la pace.

Il fattaccio sopravvenne quando la gatta ebbe l’estro. Si contorceva inarcandosi e accompagnando il movimento con un continuo, aggricciante miagolio. Un suono stridulo, fatto di toni acuti come il gesso sulla lavagna, il trinciare lamiere di latta, il lamento delle anime del purgatorio.

Dopo settantadue ore senza requie, la situazione fu chiara: o lei o noi!

Fu espulsa con tacito, generale, consenso. Trovò comodo rifugio alla base del palazzo che,  in stile umbertino, (tetto di tegole e persiane ) offriva moleplici anfrattì. Sostenuta da cartocciate di pastasciutta, ebbe “love stories” con tutti i maschi del vicinato, producendo numerosa prole. Ma in seguito Ernesto, quando avrebbe potuto, non si prese mai più un gatto!

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