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Lo strano caso della minestra di magro

scritto da Sergio , in: Senza categoria

Nessuno salì le scale del 221 bis di Baker street,W1. L’avventura cominciò con una telefonata di Gelosi.

‹‹  Ciao! Siamo nella merda  alla X…. Abbiamo bisogno di te!››

‹‹ Voi mi chiamate solo se siete nei guai. Che è successo?›

‹‹ Le Ricerche hanno condotto un test di valutazione con il nostro prodotto, sulle loro torri pilota. I risultati sono stati pessimi.›

‹‹ Avete provato Lourdes, visto che per voi non è così lontano?››

‹‹ ( suoni scomposti ed irritati)››

‹‹ Va bene, va bene. Mandami intanto i numeri del test.››

Andai a Lione. Dopo il meeting, tenutosi ai più alti livelli del loro Istituto di Ricerca, Gelosi mi aveva portato a pranzo in un lussuoso ristorante di hotel. Era un ristorante famoso e la cucina a Lione è una delle migliori della Francia.

Mi sentivo euforico per una serie di ragioni:

-         Avevo tenuto banco con il mio francese molto spartano, ma da loro preferito al mio pur ottimo inglese.  ( I francesi sono poco portati per le lingue straniere!)

-         Numeri alla mano, Li avevo convinti: La colpa era loro! Non avevano rispettato le prescritte condizioni d’esercizio!( Gelosi gongolava!)

-         Non ultima, una generosa dose di Sancerre. Vino troppo caro per essere bevuto a mie spese.

In quel contesto di leggera euforia alcolica,mi lasciai andare a dire cose compromettenti ed autoreferenzianti: Mi piaceva cucinare, a casa cucinavo tutte le volte che serviva, e forse commisi l’imprudenza di aggiungere: La cosa mi riesce abbastanza bene. Purtroppo quando ti sei fatto la fama di uomo serio, non ti puoi più permettere di scherzare.

Gelosi, di Sancerre, ne aveva bevuto abbastanza anche lui, ed era un romagnolo impulsivo, di sangue caldo . Si alzò e ritornò con un depliant.

 Era il bando di un concorso gastronomico, una  competizione di cucina creativa, riservata a chef europei, non francesi e non professionisti.

La competizione si sarebbe tenuta nella sede di Bordeaux, della catena alberghiera del ristorante in questione: Il Super Grand Hotel di Bordeaux.

Gelosi mi guardava mentre leggevo il depliant, ma io gettai acqua sul fuoco:

‹‹ Non sono a livello di competizioni internazionali e non ho alcuna intenzione di andare a Bordeaux, a questo specifico scopo!››

‹‹ Tanto per parlare, che cosa ti riesce meglio?››

‹‹ In genere, le minestre!››

In albergo, la sera mi capitò sott’occhio il depliant. La competizione era per sezioni, vale a dire per tipi di piatti: le carni, il pesce, i dolci, etc. Sei o sette categorie di portate. I partecipanti dovevano pagare una quota d’iscrizione, che veniva restituita ai primi tre classificati, in ogni categoria.

Gettai il depliant nel cestino.

In primavera, Gelosi venne a Roma e casualmente invece che nel solito buon ristorante romano, lo invitai a casa. Feci la paella. Come la faccio di solito: niente pollo o altre bestie strane, solo pesce.

Dopo alcuni mesi, Gelosi mi telefonò:

‹‹ Serve il tuo aiuto a Bordeaux !››

Bordeaux…Bordeaux, questo nome mi ricordava qualcosa.

‹‹ Le solite rogne?››

 Le solite: Il marketing si vende miracoli, a prezzi competitivi  e qualche volta non avvengono. A proposito, con l’occasione ti ho iscritto alla competizione gastronomica, nella sezione: Soupes et Potages.  A spese della ditta!››

‹‹ Ma che sei matto?››

‹‹ No. Mi ricordo la paella!››

C’era ancora tempo e rimossi il pensiero. Ma i giorni passavano inesorabili e dovevo decidere che cosa fare.

Gelosi aspettava il nome del piatto che avrei cucinato, per la registrazione.

I francesi sono famosi nel mondo, per chiamare con nomi altisonanti piatti umili o semplici. Se poi c’entravano le patate, immancabilmente tiravano in ballo Antoine-Augustin Parmentier. Non potevo competere.

La chiamai:  Minestra di magro del venerdì. In memoria del Gianburrasca di Vamba.

Non sbagliai. Nessuno della giuria capiva l’italiano, né tampoco aveva letto Vamba. Ebbi con Gelosi uno scambio d’idee sulla logistica dell’impresa. Vale a dire quali delle materie prime necessarie fossero disponibili in loco e cosa avrei dovuto portare con me in valigia.

Di ciò che feci per lavoro, in quella missione a Boredaux, non mi ricordo più niente. Quanto alla competizione gastronomica, pur rappresentando per me qualcosa di assolutamente inusitato, ricordo poco anche di quella. Il punto è che non l’affrontai con il giusto spirito competititivo, bensì lo feci con la rassegnazione di chi è stato messo in mezzo e non può più tirarsi indietro. Come conseguenza, del risultato non me ne poteva fregare di meno.

Dei tre ingredienti principali, due li portai con me per sicurezza e solo il terzo fu reperito sul posto, da Gelosi.

Dopo aver preparato le loro vivande, gli chef confluirono in una grande sala approntata allo scopo, congiungendosi con parenti e amici, in attesa della valutazione e del verdetto della giuria, formata da chef professionisti francesi ed esperti gastronomici.

I risultati uscirono fuori secondo l’ordine logico di un menù ideale. Perciò per quanto mi riguardava, il responso venne subito dopo le Hors-d’-oeuvrés.

Lo speaker ufficiale annunciò che: dans la categorie de mets: Soupes et Potages, il primo classificato era Minestra di magro del Venerdì, dello chef italiano Sergio Mezzanotte. Seguivano il secondo ed il terzo classificato.

Non ci volevo credere ma andò così. Gelosi rideva e mentendo spudoratamente, diceva che lui se lo sentiva.

Conclusi  che nelle cose della vita, per ottenerle o ci devi mettere tantissimo cuore o non mettercene affatto.

E adesso vediamo la ricetta:

Ingredienti.

-         Un Cardo.

-         Fagioli cannellini. (Prelessati, con brodo di cottura)

-         Brodo di manzo.

-         Tagliolini all’uovo ( o tonnarelli)

 

Procedimento.

Essendo un piatto molto semplice quanto ad ingredienti, vale per esso il principio fondamentale: Nella minestra quello che ci metti, ci trovi.

Se lo realizzi con ingredienti economici non potrai mai spiegarti che abbia potuto vincere un premio, quantunque modesto. Il cardo deve essere fresco e croccante ed i cannellini quelli costosi, saporiti e a buccia tenera. Non è detto che nel supermercato sotto casa siano disponibili.

La difficoltà dell’esecuzione sta soprattutto nel saper pulire i cardi. Vanno rimossi tutti i fili. Non mi sembra che i cardi siano un tipo di verdura molto popolare. La spiegazione potrebbe essere che pochi sanno pulirli come si deve. È un lavoro lungo! I pezzi di cardo, ben sfilati, vanno sciacquati con acqua e succo di limone. Si comincia con la cottura dei cardi con aglio, prezzemolo, sale, peperoncino, olio extravergine ed una punta di cucchiaio di preparato per brodi. Consiglio la pentola a pressione, cottura con pochissima acqua, per tre minuti dall’inizio del sibilo. Aggiungete i fagioli cannellini prelessati con il loro brodo di cottura. Aggiungere qualche ciuffetto di rosmarino. La cottura a questo punto deve essere tale da garantire che i cannellini siano ben teneri e non si sentono le bucce. Deve comunque essere una cottura molto breve. Aggiungere il brodo ed i tagliolini, a consistenza di minestra brodosa, tenenendo conto che i tagliolini assorbiranno un po’ di liquido. Cottura tre minuti Con fagioli della giusta qualità, il tempo totale di preparazione oscilla tra gli otto e i nove minuti  Spolverate con parmigiano fresco.

 

E il premio? Erano due cartoni di Bordeaux de Chateau. Ventiquattro bottiglie. Il loro trasporto per corriere fino a casa mia a Roma, mi costò una fortuna. Questo me lo ricordo bene. Come fosse il vino, l’ho dimenticato ed anche ciò la dice lunga. Nei due casi estremi: fosse il Bordeaux corrusco di amari tannini, come il Saint-Emilion, che io odio,  fosse quello soffice, che mi accarezza il palato come la lingua della mia donna, lo avrei ricordato. Quindi era una cosa nel mezzo.

 

 

 

 

 

 

 

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