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Archivio di 'libri'

19
mag

Un libro da leggere

scritto da Sergio, in: libri

Per chi tiene un sito od un blog sul web, correlato magari alla lontana con qualche genere letterario, consigliare libri da leggere, potrebbe essere un obbligo morale. Non intendo sottrarmici.

Questo è un sito sul giallo. Eventuali visitatori si aspetteranno consigli per un libro giallo.

Però due gialli che considero belli, li ho già raccomandati, come sa chi ha visitato il sito con attenzione.

Ora, mi ritengo libero di consigliare un libro come mi pare e piace, senza vincoli di genere. Anche se a ben guardare…

Premetto una precisazione fondamentale. All’origine l’URL di questo sito doveva essere: gialloeviolabookfan.eu

Per errore è diventato: gialloeviolabookfun.eu

Avrei potuto correggere, però mi resi conto che l’errore non era venuto per nuocere, anzi rendeva assai meglio lo spirito del sito.

Ovvero più che un luogo per appassionati, fanatici e tifosi del giallo, uno per lettori non ancora indottrinati e soltanto desiderosi di trarre da un libro una qualche forma di divertimento. Magari un supporto per accettare una realtà che non piace.

“Detto questo”, ( come ormai dicono  quasi tutti e perciò sarebbe preferibile non dirlo), eccovi il libro in questione:

-   “ I ferri del mestiere” di Fruttero e Lucentini.  Einaudi Tascabili. (2004)

Non sono un critico letterario, (lo dico con un certo orgoglio), tuttavia mi sento di consigliare questo libro.

Spaziando tra generi letterari diversi, dalla fantascienza alle storie di guerra, alla ghost-story, ecc, può incontrare gusti disparati ed essere utile a chi intende scrivere.

Il libro è definito dal suo curatore (Domenico Scarpa) “un manuale involontario di scrittura creativa con esercizi svolti.”.

In effetti, il sodalizio letterario fra Carlo Fruttero e Franco Lucentini, ambedue torinesi, nell’arco della seconda metà del secolo ventesimo ha svolto una serie variegata di attività editoriali: La cura dei romanzi di Urania, le Antologie della fantascienza e alcuni gialli molto fortunati. Dal loro vasto lavoro sono stati  raccolti brani che costituiscono esercizi nelle tecniche di scrittura: il dialogo, la parodia, la traduzione.

Ad esempio sul poliziesco, che è quella robaccia che io scrivo, c’è un autoconsiglio, che si danno i due autori e che a me calza a pennello:

“ Dobbiamo però aggiornarci circa le ultime tendenze del ‹‹ genere››, che abbiamo perso di vista per un po’ ”.

 C’è anche altro sul giallo, ma io preferisco i capitoli sui “fumetti” e sulla “traduzione di testi”.

Fruttero e Lucentini curarono per Einaudi, due libri molto belli:

-         Le meraviglie del possibile. Antologia della Fantascienza. (1959)

-         Il secondo libro della fantascienza. Le meraviglie del possibile. (1961)

A casa mia questi due libri stavano nella libreria, tra Leopardi e Via col Vento.

Ma, come dice Carlo Fruttero, la fantascienza ”attira alla prima occhiata certe persone e ne respinge violentemente altre.”.

Io, pur apprezzando i due libri, appartengo alla seconda categoria e non ne sono stato mai attratto.

Guarda caso, Fruttero e Lucentini hanno  anche scritto uno dei pochi gialli

moderni, che mi sento di raccomandare. ( e l’ho fatto!)

Entusiasta della Donna della Domenica (ottimo), mi sono in seguito sciroppato:  A che punto è la notte?  ( buono)

Poi Enigma in luogo di mare, ed ancora Il Palio delle Contrade Morte, mentre l’entusiasmo si andava via via raffreddando, fino all’Amante senza fissa dimora, con il quale mi accorsi che non era il mio genere. Questo per il convincimento a volte effimero che cavallo vincente non si cambia.

Parlo ovviamente da giallista ed esprimo solo pareri personali sulla soddisfazione ricevuta da questi libri come gialli o presunti tali.

Sul piano letterario possono anche essere dei capolavori che surclassano l’Ulisses di Joyce.

Di questo libro  ( I ferri del mestiere ), mi ha gratificato lo scoprirvi un certo grado d’insospettata affinità spirituale.

Ho sempre percepito come mio limite una dose d’irriverenza goliardica.

Con piacere ho letto che gli autori non criticano, anzi apprezzano questa caratteristica linguistica, foriera di “dare a ciascuno una durevole sensibilità lessicale, che significa anche:  igiene mentale, resistenza al fumo dogmatico, concretezza, abitudine a guardare le cose da diversi punti di vista.”

Spero che la mia irriverenza goliardica si sia raffinata abbastanza o lo diventi in futuro, si da perseguire questi obbiettivi.

Molte altre cose mi sono piaciute. Allorchè ne I Dannati dello scoop letterario, tra “le cose stimolanti, deliziose, bizzarre, raffinate,…( sic, non sono aggettivi miei. Io sto tentando di farne a meno!), i suddetti dannati (cronisti della terza pagina) “ricorrono a qualunque mezzo per mettere le mani sul revival di Gianbattista Vico  o su I sonetti segreti di Don Bosco”, non ho saputo frenare un singulto d’invidia mista ad ammirazione.

Quasi attrazione fisica.

Analoga fratellanza in fieri ha prodotto il loro commento su quei “ documentari di suprema bellezza plastica”  che sono adorati visceralmente da mia moglie, e che risultano indispensabili per definire con approccio scientifico, i vertici supremi della pallosità.

Ma c’è di più. Questo libro ha contribuito a chiarire un mistero che mi ossessionava da anni. E come sapete io, per i misteri ho una fissa.

Ero un consumatore costante di gialli. Di norma li acquistavo all’edicola sotto casa, qualche volta in quelle su rotelle, che spostandosi sulle banchine ferroviarie, consentivano di comprarti un libro per il viaggio, anche pochi nanosecondi prima della partenza del treno.

Poiché il fattore economico non era marginale, spesso mi rifornivo nelle librerie antiquarie open space, vale a dire le bancarelle dell’usato. La preferita stava in Viale Liegi, non lontano da quella sala cinematografica che allora si chiamava Excelsior.

Consumatore sì, ma non di tutto. Dopo un po’, compravo sempre e solo i soliti autori. E mi domandavo: ‹‹ Come è possibile che la qualità dei gialli  è così discontinua?››

Ad ogni delusione mi dicevo: Ho gusti definiti, particolari. Se non sempre sono soddisfatto pazienza, mi devo accontentare. E tentavo generi diversi come la Chimica Macromolecolare e l’Elettrochimica.

L’ennesima prova di autore diverso, a dirla con F.& L.“ aveva lasciato su di me soltanto una bava di densissima noia”.

Leggevo soprattutto in treno durante il pendolare, per un minimo di due ore quotidiane, tra casa e bottega. E spesso la testa mi crollava sulla pagina, vinto dal sonno sia che fosse Elettrochimica o l’ultimo giallo..

Mi sentivo come uno che preferiva le Nazionali Esportazione e venivo assalito dal dubbio di essere un lettore dai gusti assolutamente in controtendenza, pertanto trascurato dall’editore, che doveva soddisfare i grandi numeri.

Però i fatti non tornavano. Poiché i libri che mi erano piaciuti, venivano periodicamente ristampati fino alla nausea o riciclati in collane satellitari dai nomi fantasiosi:

-         I Capolavori del Giallo.

-         I Classici del Giallo.

-         La créme de la créme del Giallo.

-         I Gialli con le palle.

-         Etc.

No. Qui un mistero c’era!

Eppure la verità mi stava lì, sotto gli occhi, e forse proprio per quello, come nella Lettera Rubata di Edgar Allan Poe, io non la vedevo. Stava in quelle semplici parole ripetute in ogni copia:

Pubblicazione Quindicinale o peggio Pubblicazione settimanale.

Ora F. & L. mi hanno aperto gli occhi su una verità tanto semplice. ( alla quale, porca vacca, sarei potuto arrivare da solo!)

“ Trovare ventisei romanzi all’anno, non era facile! Figuratevi cinquantadue! Non mi dilungo. Leggetevi il libro. È divertente.

10
mag

La Pendola sul Muro

scritto da Sergio, in: libri

Si parla ancora di libri. Che palle!

La pendola dal muro, suonò dodici rintocchi. Una gelida tramontana fischiando tra i rami dell’abete, ne traeva note alla Dario Argento. Sergio Mezzanotte ( mai nome fu più appropriato), sedeva scomodamente nel suo studio.

L’abete, un ex alberello di natale, piantato dopo il sei gennaio, in un giardinetto striminzito, oggi, gigante giovinetto, svettava solitario oltre il lastrico solare del palazzo.

Il vento fischiò di nuovo, facendo flettere l’abete.

“ Un albero cresce a Brooklin!” – pensò Mezzanotte, che non era alieno da pensieri fessi.

Dalla camera da letto, traversando il corridoio buio, venne la voce di sua moglie:

-    “Ma che aspetti, per venire a letto?”

Mezzanotte non si risolveva. Stava lì a fissare le pareti coperte  da libri.  Ed a rimuginare.

  1. Non ho sonno. C’è rimasto un po’ di pizza?”

Sentì un vago brontolio di cui riuscì a distinguere soltanto un frammento di  parola:….ito. Rincoglionito? Continuò a rimuginare, ma poi li vide. I libri.

Libri dappertutto. Gli scaffali traboccavano pericolosamente. Altri se ne vedevano nel corridoio, a pacchi sulla scrivania, sul sofà, sul tavolino della stampante. E facevano capolino anche da sotto il sofà.

  1. “ Mia moglie amava i libri più di me. O meglio, non sapevo se li amasse di più, di certo ne comprava di più. C’era da preoccuparsi. Era finita la fase dell’accoglienza ed era cominciata quella dell’invasione. Eravamo una famiglia in controtendenza.”.

Già, in controtendenza, poiché secondo  i media, noi italiani leggiamo poco.

A proposito di media, e di quelli che  dicono “midia” mi ha fatto ridere la battuta di Montesano, dell’altra sera. Diceva:

  1. “Ma tu’ fratello, che classe fa?
  2. “‘A seconda midia!

Questo caso è controverso. Indubbiamente media, nell’accezione “mezzi di comunicazione” è una parola inglese e si pronuncia midia  Però mezzo è una parola italiana,  deriva da medium, media che si pronuncia media. Che vogliamo fare? Personalmente, se un italiano  dice midia non  rimango impressionato dalla sua conoscenza dell’inglese. Mi s’insinua nella mente il dubbio che sia un poseur. E dal poseur allo stronzo il passo è breve. Ma è una questione d’opinioni.

I media (o i midia?) dicono di noi: “Un popolo di scrittori, ma di pochi lettori.”   Non è precisamente un complimento e rientra nel paradigma maggiore: Siamo un popolo di furbi. La furbizia non è l’intelligenza! (E non sto pensando agli scrittori sconosciuti!) Anche se a ben vedere, non è poi così inspiegabile. In effetti, se esiste un’ottima ragione per chi, avendo un nome spendibile, pubblichi un libro, non esiste una ragione altrettanto valida per cui noi lo si debba leggere!

Se questa non è la spiegazione principale dello scarso leggere, desisto da altre ipotesi. Non intendo infilzare ulteriori cazzate o banalità.  Probabilmente la verità è molto semplice: Preferiamo rincoglionirci davanti al televisore. Per molti, l’ultimo libro letto nel biennio, è l’elenco telefonico.

L’energia risparmiata nella lettura, pur conservandosi in ossequio ai principi della termodinamica, si trasforma in qualcos’altro. Chi non apprezza il supporto vitale offerto dal libro, trae sostegno, sollievo e conforto da paradisi artificiali alternativi.

No. Non dalla droga, bensì dall’auto, dal computer e dal supermercato. Oltre che dalla televisione. Ovviamente.

E così la sua vita non lavorativa, oscilla tra questi quattro poli d’interesse. Il vero Santo Graal di questa nostra tormentata epoca. Altrettanto ovviamente, spende molto di più.

La rarità dei lettori è forse peggiore di ciò che sembra. Perché le statistiche sono basate sulle vendite, e parecchi comprano libri che poi non leggono.

Magari è il libro che fu recensito come l’evento letterario dell’anno. Di più, dell’intero decennio Che tutti hanno comprato ma quasi nessuno si è spinto oltre le prime venti pagine.( Noi reprobi illetterati, ci siamo trascinati con dolorosa sofferenza fino a pagina tredici). Però è stato incensato dai critici in misura inversa della sua comprensibilità. Allora fingiamo di averlo letto.Tanto basta poco per affermarlo.Magari bastano solo le due  righe di recensione. E poi non è mai una perdita secca, poiché il libro arreda. Ci sono pertanto i libri, che si comprano a metro quadro di dorso. Il titolo deve essere ben visibile e soprattutto impegnato. Il sogno nel cassetto di molti, è farsi fotografare, seduti ad una scrivania, sullo sfondo di una parete arredata con i suddetti dorsi impegnati. Sorridenti e con una penna in mano.

Ai miei tempi, molti chiedevano libri in prestito, che invariabilmente non restituivano, fino a costituirsi cospicue biblioteche. Oggi, chi i libri li compra, corre meno rischi.

I così detti giovani, la fascia d’età più conformista nell’insieme considerato, seguono il gruppo. Il gruppo non legge, e loro non leggono. D’altra parte si sa che la lettura isola, specie se si legge al cesso.

Se poi, nel gruppo si afferma che: “Frusciante è uscito dal gruppo” o che Moccia è fico, può succedere che qualcuno ci prova. Quanto a leggere libri di politica nessuno lo fa più dopo il boom di quarantanni fa, a meno che, vista la situazione di scarsità di lavoro e perdurante precariato, non si abbia ricevuto l’illuminazione di buttarsi in politica. Resta una delle carriere più facili e redditizie, nonostante la concorrenza.

Tra gli adulti, quelli che i libri li comprano, hanno poco tempo, hanno paura di sbagliare, seguono il loro quotidiano, (forsanche gratuito) o il capufficio, ma non necessariamente nell’ordine.

Tra i vecchi, ci sono alcuni dei più appassionati lettori, gente che arriva perfino a chiederli in prestito i libri, (però li restituisce !); ma non tutti ne hanno l’abitudine e per apprezzare la lettura non è vero che non è mai troppo tardi.

Chi non legge, non immagina che uno scenografo di fiction è in grado di dare soltanto una data sequenza d’inquadrature, mentre è infinita la varietà fascinosa di scenari, che una fantasia ben allenata, può trarre dalle righe di un libro che ti piace. Athos può essere più bello di Van Eflin e D’Artagnan più bravo di Gene Kelly.

La televisione si guarda, ma si può anche pensare ad altro. Un libro si legge con la mente e nei giorni bui è un luogo dove rifugiarsi.

Ci vorrebbe, una guida all’acquisto, dalla parte del lettore, sponsorizzata e tutelata dalle associazioni consumatori, con le quali concordare in precedenza i requisiti di un buon libro.

Minimo: Insegnarti qualcosa sull’arte di sopravvivere, farti sognare un po’, non porti più problemi di quanti non ti aiuti a risolvere.

Non  ci arriveremo. Ci sono troppi interessi, anche politici.

Non v’è dubbio  ci siano autori, gratificati da cospicue vendite, che non avrebbero mai raggiunto i livelli di diffusione attuali se non avessero fruito di una rilevante grancassa ideologica da parte di compagni di fede.

E’ successo: Ho acquistato libri molto famosi. Con meraviglia li ho trovati noiosi. Spesso, non sono neanche arrivato in fondo. Non li ho capiti? E’ possibile. Si sa, ad esempio: Per capire Joice, ti devi comprare un altro libro che te lo spiega. “ Come leggere l’Ulisse di Joice”. Oggi c’è meno fede e le tirature sono calate.

Tutte balle! La buona letteratura è istintivamente fruibile. Ci dobbiamo ribellare a forme d’indottrinamento occulte.

Alcuni libri parlano alla mente, altri all’anima. Poi ci sono le rotture di palle. Quest’ultima può sembrare una classifica  del tutto soggettiva. Eppure spesso, se domandi, indaghi: Sorpresa! Il giudizio che sembrava soggettivo riscuote un ampio, ancorchè timido consenso. I libri dell’anima  offrono,  rifugio, conforto, o semplice svago. Rifugio allorché le traversie della vita  angosciano la mente,  il cavallo imbizzarrito che non trova riposo. Il conforto è preferibile al rifugio, ma assai più raro.È per i giorni bui e dolorosi  Lo svago è per i giorni lieti, quando la mente è serena.

Se il libro  non appartiene alle prime due categorie, ricade inevitabilmente nella terza.

A volte i libri sono anche una forma economica d’informazioni. Competitiva con Internet, a pari risultati. Come sostenevo, quando mi tagliavano i fondi per la bibilioteca. Infatti, è sufficiente trovarci una sola informazione utile, per esserti ripagato del suo costo. ( Così sostenevo allora!)

Di molte cose, osannate per lunghi periodi e ragion di parte, il tempo, poi galantuomo, ha reso giustizia, riconducendole ai loro meriti reali.

Dopotutto, ci sono voluti venti o più anni e l’intercessione di Paolo Villaggio, per stabilire che forse, “La corazzata Potemkin» è una boiata pazzesca.

Ci sono libri che incidono sul tuo modo di essere e libri che ti accompagnano per tutta la vita. Livre de chevet, dicono i francesi, un libro cui fare riferimento per suggerimenti ed ispirazioni.

Può essere Robinson Crusoe o Il Piccolo Principe; Antologia di Spoon River o Quest’amore di Prevert o: il Vangelo. Ma anche cose semplici, come

I ragazzi della Via Paal.

L’importante è che funzioni. Ogni tanto ne leggi e ne rileggi un pezzo e se non sai che fare ci guardi dentro, alla ricerca di qualche idea.

Ovviamente non tutti hanno la fortuna di avercelo un Livre de Chevet, ma tutti possono cercarlo. Magicamente, questo nostro libro favorito costituisce una sintesi tra libro della mente e libro dell’anima.

Mezzanotte si alzò a fatica dalla poltrona scomodissima, dove si era intrattenuto a rimuginare queste minchiate. Spense la luce, avviandosi verso la camera da letto.